Lucolena in Chianti

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Lucolena

Castellaccio di Lucolena

Chiesa di Lucolena



Dimezzano near Lucolena

Lucolena is a small village surrounded by chestnut trees, about 10 km from Greve in Chianti.

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Storia di Lucolena

LUCOLENA (quasi Lucus Lenae) nel Val d'Arno superiore. Contrada che ha dato il nome ad un antico Castello e a due chiesa parrocchiali, una esitente (S. Stefano) nel piviere di Gaville, e l'altra soppressa (S. Cristofano) nel piviere di Cintoja, Comunità Giurisdizione e circa 4 miglia toscane a levante di Greve, Diocesi di Fiesole, Compartimento di Firenze.

Risiede presso la sommità del Monte Domini, dove ha origine il torrente Cesto di Figline, fra le soppresse badie di Montescalari e di Montemuro, sul bivio delle strade comunitative provenienti da Radda e da Greve, e che a Lucolena si congiungono per scendere a Gaville e a Figline, sopra una piaggia sparsa di vigneti, che forniscono un liquore dei più pregiati del Val d'Arno superiore.

Forse i più antichi ricordi di questo castelletto, e dei casali compresi nella sua corte (Piscina e Torre), trovansi fra le pergamene appartenute alle badie di Passignano e Montescalari. Il primo documento, scritto nel luogo detto S. Cristofano a Lucolena, rimonta all'ottobre del 989. Trattasi della cessione d'un pezzo di terra di dodici stiora, posto in luogo chiamato Lavaclo nel piviere di Cintoja, che Rachiperto del fu Azzo rinunziò ad Azzo di Teuzzone per prezzo di soldi tre. Con altro contratto del dicembre 1005, Teuzzone del fu Gherardo acquistò in compra per 30 soldi d'argento da Alberto del fu Giovanni la metà di una casa massarizia con terreni annessi, posta in Lucolena, dove appellasi in Piscina, nel piviere di S. Romolo a Cortile (Gaville) giudicaria fiorentina. - Nel 1036 del mese di dicembre lo stesso Teuzzone del fu Gherardo con la sua consorte Ermengarda del fu Riccardo, stando nel luogo di Celle presso Gaville, donò alla badia di Passignano la quarta parte delle case e sorti che possedeva in Lucolena, nel vocabolo Piscina. - Finalmente portano la data alla Torre di Lucolena due istrumenti dello stesso mese, di gennajo del 1059; uno dei quali versa sulla donazione di tre pezzi di terra situati nel piviere di Campoli, che Pietro del fu Guglielmo fece alla badia di Passignano; l'altro è un atto di consenso per tal donazione prestato da donna Itta del fu Ugo moglie del suddetto donatario, cerziorata da Azzo di Pietro, come il più prossimo di lei parente.

Anche i monaci di S. Casciano a Montescalari possedevano beni in Lucolena, siccome apparisce da una promessa del 6 novembre 1088 fatta dai fratelli Giovanni ed Ugo, figli del fu Rigaccio, cioè, non recar molestia a quei monaci per i possessi che la loro badia aveva in Lucolena.

Forse da questi signori della Torre e del castello di Lucolena discesero alcuni magnati del contado fiorentino, che si dissero da Lucolena, consorti de'Scolari e dei Bardi. Fra i quali alla pace di Firenze del 1280 fatta fra i Guelfi e i Ghibellini per cura del Cardinal Latino, fu compreso anche un Cante de'Signori da Lucolena; così pure nella riformagione della Signoria, emanata nel settembre del 1311, nota più comunenmente sotto nome di riformagione di messer Baldo d'Aguglione, fra i nobili di Lucolena esclusi da quell'amnistia fuvvi un Tancredi e un Cante da Lucolena coi figli, nipoti e consorti. - Non per questo Lucolena restò sempre immune dalla rabbia ghibellina, mentre alcuni della consorteria degli Ubertini di Gaville, e di quella dei Cerchi, nel 2 giugno del 1302, corsero a saccheggiare e ad abbruciare la villa di Lucolena, guastando tutto intorno quel paese. 

Fu solo dopo la cacciata del duca d'Atene, quando il governo della Repubblica Fiorentina spenta che fu la rivolta dei Bardi, modificò la legge che escludeva i magnati dagli impieghi, quando a certe condizioni, ascrisse 500 di loro fra i popolani, tra i quali si annoverarono anche i signori da Lucolena.

Infatti fra le lettere scritte alla Signoria dai castellani delle rocche, avvenne una del 1340, in cui il castellano della torre di Lucolena si esibiva pronto ai cenni del governo all'occasione della sollevazione, che suscitarono i Bardi con la mira di opprimere la libertà della patria. 

Nel catalogo delle chiesa della diocesi fiesolana, redatto nel 1299, la parrocchia di S. Cristofano a Lucolena era compresa nel piviere di S. Pietro a Cintoja, mentre quella di S. Stefano fu sempre, e si conserva tuttora nel piviere di Gaville.

Il vino di Lucolena invecchiato di quattr'anni passa fra i migliori del Val d'Arno superiore, e dei coli che fanno corona alla contrada vinifera del Chianti.

Nella biblioteca Magliabechiana conservasi fra le Misc. MSS. un capitolo in lode del vino di Lucolena, dedicato a un principe di casa Medici dal suo autore Michele di Lando, che ivi si dichiara nativo di Lucolena. Serviranno per saggio di tale poesia, e della capricciosa etimologia data a Lucolena le seguenti terzine.

Siede tra Monte Domini e Lisone
Una piccol valletta al Tosco lito
Da Bacco amata, odiata da Giunone,
Perché una Lena amica del marito
Conduttrice di Semel vi s'ascose
Mossa da Giove per miglior partito;
Quivi ella a Bacco un Luogo sacro pose,
Dal quale e dal suo nome Luco Lena,
Nome oggi detto del luogo compose.

La parrocchia di S. Stefano a Lucolena nel 1833 contava 641 abitanti.

LUCOLENA nel Val d'Arno superiore. Fra le membrane della Badia di Passignano, esiste una lettera del 7 novembre 1249 scritta nella chiesa di S. Cristofano a Lucolena dal delegato apostolico in Toscana che ordina al priore di Celle della diocesi di Fiesole, di conferire a mess. Gentile di Scolajo da Lucolena nipote del nobile Guido da Lucolena il priorato della chiesa di S. Bartolommeo a Scampato presso Figline.

Inoltre un istrumento del 10 dicembre 1336 della Badia a Settimo fu rogato alla Piscina, nella curia, o distretto di Lucolena, col quale atto i figli del fu Corso del popolo di S. Niccolo in Pian Franzese confessarono di aver ricevuto da uno del popolo di S. Stefano a Lucolena di sopra lire 140 per dote di donna Lagia di lui sorella e figlia del fu Feo futura sposa di Giovanni uno de' figliuoli del detto Corso.

Infine, a conferma degli ottimi vitigni di Lucolena si presenta un'autorità più solenne di quella di Michele di Landò nella persona del chiaro Davanzali, il quale nella sua Opera sulla Toscana coltivazione delle viti diceva: Farai un vino sopramano con scegliere uva di vigna vecchia di Lucolena ecc.

Lucolena

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